l NAD, come il PDRN, è uno di quegli ingredienti cosmetici che sembrano usciti più da un podcast sulla longevità che da un siero viso. Lo trovi scritto come NAD, NAD+, a volte anche “NAD plus”, spesso accanto a parole come energia cellulare, anti-age, riparazione del DNA, metabolismo cutaneo e pelle più giovane.
Il punto è che una parte della storia è interessante. L’altra, quella cosmetica, è ancora molto meno solida di quanto certi claim lascino intendere. La domanda quindi non è solo che cos’è il NAD, ma anche: ha senso cercarlo in una crema o in un siero? E soprattutto, se l’obiettivo è migliorare barriera cutanea, luminosità, texture e segni del tempo, il NAD in un prodotto skincare è la strada più sensata rispetto ad attivi già molto studiati come la niacinamide?
Il NAD+ è una molecola fondamentale per le cellule, anche della pelle. Applicarlo come ingrediente cosmetico, però, non significa automaticamente aumentare il NAD nella pelle o ottenere un effetto anti-age visibile.
NAD cos’è: significato e ruolo nella pelle
NAD è l’acronimo di nicotinammide adenina dinucleotide, una molecola presente nelle cellule del nostro corpo. Nella forma ossidata viene indicata come NAD+.
A cosa serve il NAD? In modo sintetico, partecipa a processi cellulari legati alla produzione di energia, al metabolismo, alla risposta allo stress ossidativo e ai meccanismi di riparazione del DNA. Per questo è diventato un tema molto studiato nell’ambito dell’invecchiamento cellulare e della longevità.

Anche nella pelle il discorso è interessante, perché raggi UV, inquinamento, stress ossidativo ed età possono influenzare la capacità delle cellule cutanee di difendersi e ripararsi. La ricerca sul NAD+ nella biologia cutanea riguarda proprio questi meccanismi: energia cellulare, danno da UV, infiammazione, senescenza cellulare e funzione dei fibroblasti.
Detto così, sembra l’attivo anti-age ideale. Ma tra “il NAD+ è importante per le cellule” e “un siero NAD migliora rughe, compattezza e collagene” c’è un passaggio enorme.
NAD a cosa serve nella cosmetica? I suoi potenziali benefici
Quando si parla di NAD in cosmetica, di solito i brand fanno riferimento a potenziali benefici come:
- supporto al metabolismo cellulare;
- pelle più energica e luminosa;
- migliore funzione barriera;
- azione antiossidante;
- supporto contro i segni dell’età;
- pelle più compatta;
- miglioramento dell’idratazione.
Il problema non è che questi concetti siano privi di senso dal punto di vista biologico. Il problema è che, applicati a una crema o a un siero, vanno dimostrati sulla pelle umana con studi clinici ben fatti. E qui il discorso cambia.

Il NAD+ è una molecola complessa, non facilissima da stabilizzare e non necessariamente semplice da far penetrare nella pelle in modo utile. Lo strato corneo è una barriera: il suo lavoro è anche impedire a molte sostanze di entrare.
Per questo un ingrediente può essere molto importante dentro la cellula, ma poco efficace se applicato sopra la pelle senza una formulazione capace di portarlo dove serve.
Le proprietà del NAD: cosa sappiamo per la pelle
Le proprietà del NAD sono legate soprattutto al suo ruolo biologico interno. Parliamo di una molecola coinvolta nella produzione di energia cellulare e nei processi di riparazione, compresi quelli collegati al danno da radiazioni UV. Questo però non equivale a dire che una crema con NAD+ sia in grado di “ringiovanire” la pelle.
Per il NAD topico, cioè applicato direttamente sulla pelle, le evidenze sono ancora limitate. Molte ipotesi arrivano da dati preclinici o da ragionamenti biologici: se il NAD+ è utile alle cellule, allora aumentarlo localmente potrebbe aiutare la pelle. È una teoria plausibile, ma non basta per trasformarla in una certezza cosmetica.
Il beneficio più realistico, se la formula funziona, potrebbe riguardare idratazione e riparazione di una barriera cutanea danneggiata. Non sarebbe un risultato inutile: una barriera più equilibrata riduce secchezza, sensibilità, ruvidità e piccole linee da disidratazione.
Ma siamo lontani dai claim più forti su rughe profonde, collagene e pelle “più giovane” in senso strutturale.
Il problema del NAD+ topico: stabilità e penetrazione cutanea
Uno dei dubbi principali riguarda la penetrazione cutanea. Perché un ingrediente abbia un effetto biologico profondo non basta che sia presente in etichetta. Deve restare stabile nella formula, superare almeno in parte la barriera cutanea e raggiungere il compartimento in cui dovrebbe agire. Per il NAD+ topico, questi passaggi non sono ancora dimostrati in modo convincente.
Non basta dire che una molecola è coinvolta nella riparazione del DNA o nel metabolismo cellulare. Bisogna capire se quella molecola, messa in una crema, riesca a entrare nella pelle in quantità utile e a produrre un cambiamento misurabile.
Ed è proprio qui che il NAD nella skincare diventa più fragile: il razionale biologico è interessante, ma la prova cosmetica è ancora incompleta.
Mancano studi clinici solidi sul NAD nella skincare
Un altro punto da considerare è la qualità delle evidenze. Molte ipotesi sul NAD+ topico derivano da dati biologici, studi preclinici o ricerche fatte in condizioni molto diverse dall’uso quotidiano di un cosmetico. Sono informazioni utili per capire il potenziale dell’attivo, ma non bastano per dire che un prodotto con NAD+ migliori rughe, compattezza o collagene su pelle umana.
Quando si valuta un ingrediente cosmetico, gli studi su cellule o modelli sperimentali sono un punto di partenza. Quello che serve, però, sono studi clinici sul prodotto applicato sulla pelle, con risultati visibili, misurabili e confrontabili. Per ora, sul NAD applicato topico, questa parte resta debole.
Quindi ha senso comprare un siero o un prodotto con NAD?
Un siero con NAD può avere senso se ti incuriosisce il trend skincare, se il prodotto è ben formulato e se il prezzo non è sproporzionato rispetto alla formula completa. Ma se il siero costa molto solo perché contiene NAD+, io lo valuterei con cautela.
Quando guardi un prodotto con NAD per la tua skincare quotidiana, chiediti prima di tutto cosa c’è nel resto della formula. Se contiene anche ingredienti utili per la barriera, come glicerina, pantenolo, ceramidi, beta-glucano, acido ialuronico, squalano, peptidi o niacinamide, il prodotto può avere senso come trattamento idratante o di supporto.
Se invece il prezzo è costruito quasi solo intorno al nome NAD+, serve più prudenza. C’è poi un altro punto: il brand mostra dati sul prodotto finito? Non basta dire che il NAD+ è coinvolto nei processi cellulari. Bisogna capire se quella specifica formula, applicata su pelle umana, ha prodotto risultati misurabili.
Anche il tipo di promessa conta. Se un prodotto promette pelle più idratata, confortevole e dall’aspetto meno spento, il claim può essere credibile. Se promette di riparare il DNA, invertire l’età cutanea o sostituire attivi molto più studiati, meglio alzare un sopracciglio.
NAD, NMN e NR: perché se ne parla insieme?
Nei prodotti cosmetici non si trova sempre solo NAD+. A volte i brand parlano anche di molecole correlate, come NMN e NR, note soprattutto nel mondo degli integratori e della longevità.
Il motivo è che queste sostanze appartengono alla stessa conversazione sul metabolismo del NAD+ e sui suoi precursori. In ambito wellness vengono spesso raccontate come strategie per sostenere i livelli di NAD+ nell’organismo.
Nel contesto skincare, però, il punto resta lo stesso: il razionale biologico può essere interessante, ma servono dati sulla formula applicata sulla pelle, non solo sulla molecola in astratto. Un cosmetico non va valutato come un integratore. E un ingrediente non diventa automaticamente efficace sul viso perché è popolare nel mondo longevity.
Il successo del NAD+ è anche marketing
Il successo del NAD+ nella skincare, soprattutto coreana, non nasce solo dalla ricerca scientifica, ma anche dal modo in cui certi ingredienti diventano parole chiave.
NAD+ è già molto cercato nel mondo della longevità, degli integratori e del biohacking. Quando entra in un siero viso, porta con sé un immaginario potente: energia cellulare, riparazione, anti-age, pelle più giovane. È facile capire perché funzioni a livello marketing.
Il rischio è che il fascino della parola superi le prove reali sul prodotto. Un ingrediente può suonare scientifico, nuovo e avanzato, ma questo non basta per renderlo più utile di attivi meno appariscenti e più studiati.
In skincare succede spesso: quando un ingrediente diventa troppo conosciuto, smette di sembrare interessante. Allora il mercato cerca un nome nuovo, più tecnico, più “futuristico”. Il NAD+ rientra perfettamente in questa dinamica.
NAD e niacinamide: il loro legame e qual è la differenza?
Qui arriva la parte più interessante. La niacinamide, nota anche come vitamina B3, è un precursore del NAD+. In altre parole, è una molecola collegata alla produzione di NAD all’interno della pelle.
La differenza è che la niacinamide ha già una storia molto più solida in cosmetica. È stata studiata per la barriera cutanea, l’idratazione, l’aspetto delle rughe sottili, le discromie, il colorito spento, la texture, l’elasticità e la pelle a tendenza acneica.
Tradotto in skincare: se l’obiettivo è lavorare su barriera, macchie, grana della pelle, sebo, rossori e primi segni dell’età, la niacinamide ha più senso del NAD+ come scelta pratica.
Non perché il NAD sia inutile in assoluto, ma perché la niacinamide è più studiata, più accessibile, più facile da trovare e spesso già presente in creme, sieri e solari.
Meglio NAD+ o niacinamide?
Per ora, sceglierei la niacinamide.
Non è l’ingrediente più nuovo, non suona futuristica come NAD+, ma ha un profilo molto più convincente. Può aiutare la barriera cutanea, ridurre la perdita d’acqua transepidermica, migliorare l’aspetto di macchie e discromie, regolare il sebo e contribuire a una pelle più uniforme.
La domanda più onesta è: perché inseguire un attivo ancora poco documentato quando esiste già un ingrediente come la niacinamide, economico, diffuso e molto più studiato per barriera cutanea, discromie, sebo, texture e segni dell’età?
Un altro vantaggio è che non serve per forza comprare un siero separato. La niacinamide si trova già in molte creme viso, sieri idratanti e protezioni solari.
Se la tolleri bene, puoi usarla una o due volte al giorno, anche in una routine semplice. Se invece ti dà bruciore, rossore o impurità, meglio ridurre frequenza e concentrazione oppure evitarla.
Non tutti amano la niacinamide sulla propria pelle, soprattutto ad alte percentuali. Questo però non rende il NAD+ un’alternativa automaticamente più valida o più delicata.
Niacinamide, colorito spento e pelle fotoinvecchiata
Tra gli aspetti meno citati, la niacinamide è stata studiata anche per il colorito giallastro e spento che può comparire nella pelle fotoinvecchiata.
È un dettaglio interessante quando si parla di luminosità e invecchiamento cutaneo, perché non tutti i segni del tempo riguardano solo rughe e perdita di tono. Anche il colorito irregolare, la pelle opaca, le discromie e la grana meno uniforme contribuiscono alla percezione di una pelle più “stanca”.
In questo senso, la niacinamide resta un ingrediente molto versatile: non lavora su una sola esigenza, ma su più aspetti collegati alla qualità visibile della pelle.
Come impostare una routine anti-age più sensata del solo NAD
Se il tuo obiettivo è prevenzione dei segni dell’età, luminosità e pelle più resistente, punterei prima sulle basi.
Al mattino:
- detergente delicato o solo risciacquo, se la pelle lo preferisce;
- siero idratante o antiossidante;
- crema se serve;
- protezione solare SPF 30 o SPF 50.
La protezione solare resta il prodotto più importante quando si parla di invecchiamento cutaneo legato ai raggi UV. Nessun siero NAD può compensare una fotoprotezione usata male.
Alla sera:
- detersione accurata ma non aggressiva;
- attivo mirato, come niacinamide o retinoide se tollerato;
- crema idratante con attivi per la barriera cutanea.
I retinoidi restano tra gli attivi cosmetici e dermatologici più interessanti per texture, rughe sottili, turnover cellulare e segni del fotoinvecchiamento. La niacinamide può accompagnarli bene perché lavora su barriera e tollerabilità.
Il NAD+, in questo schema, non è una priorità. Può essere un extra, non il pilastro della routine.
Il NAD può irritare la pelle?
Sì, come qualsiasi ingrediente cosmetico, anche un prodotto con NAD+ può non essere tollerato da tutti.
Il fatto che un ingrediente venga presentato come “cellulare”, “longevity” o “biotecnologico” non lo rende automaticamente più delicato. Una formula può dare pizzicore, rossore, irritazione o sensibilizzazione per tanti motivi: attivi presenti, conservanti, profumo, pH, veicolo, combinazione con altri prodotti o barriera cutanea già compromessa.
Per questo, se provi un siero con NAD o una crema con NAD+, ha senso inserirlo gradualmente e osservare come reagisce la pelle. Ma vale la stessa regola di sempre: se un prodotto irrita, non è indispensabile insistere solo perché l’attivo è di tendenza.
Quindi il NAD nella skincare è bocciato?
Non lo boccerei in modo assoluto. Lo metterei in pausa.
Il NAD+ è una molecola affascinante. La ricerca sulla sua funzione cellulare è seria e merita attenzione. Ma il passaggio alla cosmetica topica è ancora acerbo.
Per ora mancano evidenze robuste che dimostrino che un siero al NAD o una crema con NAD possano dare risultati superiori rispetto ad attivi più studiati.
Se un prodotto contenente NAD ha una formula bella, idratante, ben bilanciata e a un prezzo ragionevole, può anche essere provato. Ma non lo comprerei aspettandomi un effetto anti-age rivoluzionario.
Per chi vuole una routine efficace, la strada più concreta resta meno spettacolare: protezione solare, detersione delicata, idratazione, barriera cutanea, niacinamide se tollerata e retinoidi quando indicati.
La skincare non deve per forza inseguire ogni molecola nuova per funzionare. A volte il prodotto più intelligente non è quello con il nome più scientifico, ma quello che riesci a usare con costanza e che ha già qualche prova in più dalla sua parte.
Fonti dell’articolo
Conlon N. J. (2022). The Role of NAD+ in Regenerative Medicine. Plastic and reconstructive surgery, 150(4 Suppl ), 41S–48S: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9512238/
Li, M., Zhang, M., Zhang, Y., Liang, Y., & Ying, W. (2023). NAD+administration profoundly decreases UVC-induced skin damage by attenuating oxidative stress, inflammation, DNA damage and apoptosis. International journal of physiology, pathophysiology and pharmacology, 15(2), 41–49. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9512238/
Thompson BC, Surjana D, Halliday GM, Damian DL. Nicotinamide enhances repair of ultraviolet radiation-induced DNA damage in primary melanocytes. Experimental Dermatology. 2014 Jul;23 https://europepmc.org/article/med/24798949
